Cattedrale di Campobasso
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La cattedrale di Campobasso: storia ed arte

I frati trinitari dell’ordine fondato da S. Giovanni de Matha officiavano nella chiesa di S. Pietro in via Plana, fuori le mura del borgo campobassano. In detta chiesa già nel 1490 vi era la congrega della SS. Trinità.

Nel 1504 Andrea De Capoa, duca di Termoli e signore di Campobasso, diede inizio ad una nuova chiesa, fuori le mura del borgo, nella piazza del mercato, oggi detta Piazza Prefet-tura. E’ opinione comune che i trinitari suggerirono al duca Andrea il nome da dare alla nuova chiesa: infatti fu chiamata SS. Trinità.

Appena terminata la chiesa, la congrega dei trinitari da S. Pietro in via Plana si trasferì nella chiesa della SS. Trinità. Adiacente alla chiesa, in seguito, fu iniziata la costruzione del possente campanile.

L’ing. Nauclerio nel 1688 riferisce che la chiesa aveva tre navate, era coperta da lamie di canne e conteneva tre quadri scorniciati di stucco.

Nel 1500 vi furono contese tra la congrega dei trinitari che era nella chiesa SS. Trinità e quella dei crociati che era nella chiesa di S. Maria della Croce, fino alla pacificazione per opera di fra Girolamo da Sorbo avvenuta il 5 marzo 1587. In ricordo di tale avvenimento fu eretto il tempio della Pace dove oggi sorge il sacro convento del S. Cuore dei Padri Cappuccini.

Il 26 luglio 1805 la chiesa della SS. Trinità venne distrutta dal terremoto. Statue, arredi e suppellettili furono portate nella chiesa di S. Maria della Croce. L’architetto Bernardino Musenga per cinque anni diresse i lavori di ricostruzione, ma il nuovo edificio risultò più basso, sproporzionato e buio.

Nel 1809, per mano dei napoleonidi, venne soppressa la congrega della SS. Trinità.

Nel 1829 la sede parrocchiale di S. Maria Maggiore ai Monti venne trasferita nella chiesa SS. Trinità che è rimasta parrocchia fino ai nostri giorni. Vi furono trasferiti i registri parrocchiali, il battistero e il capitolo collegiale dei canonici.

Negli anni 1855-1859, su progetto degli ingegneri Bellini e Sarlo, venne costruito il pronao con sei colonne di stile ionico.

Nel 1862 una ventata di anticlericalismo massonico fece chiudere la chiesa e la trasformò in una caserma. La parrocchia di S. Maria Maggiore dovette trasferirsi nella chiesa della Libera e il collegio dei canonici tornò a S. Leonardo. Il 31 dicembre del 1899, dopo lavori di restauro, venne di nuovo riaperta al culto.

Nel 1915 fu di nuovo chiusa e trasformata in ospedale militare. Nel 1927 Mons. Alberto Romita trasferì la sede vescovile da Bojano a Campobasso. Il 29 giugno 1927 la S. Sede elevò la chiesa al grado di Cattedrale. Il vescovo vi fece il suo ingresso il 16 ottobre 1927. Per l’occasione il podestà Renato dr. Pistilli fece restaurare il pronao e la facciata della cattedrale.

Il vescovo Romita, amante dell’ arte, molto si adoperò per rendere più bella la sua chiesa. I pilastri in mattoni furono arrotondati e trasformati in colonne. Fu creata ex novo l’abside, presso cui fu collocato un coro in noce, con al centro il trono. La chiesa fu sopraelevata e vennero creati luminosi finestroni. Il soffitto a cassettoni fu fatto ad opera del maestro campobassano Bartolomeo Terzano. L’antico altare maggiore addossato al muro di fondo fu collocato nella cappella della Madonna di Pompei. L’antica vetrata policroma raffigurante la Trinità che sovrastava il medesimo altare fu collocata nel nuovo seminario dove si può ancora ammirare nel salone S. Pietro Celestino. Al centro del presbiterio fu costruito l’altare basilicale, con baldacchino in marmi policromi. La chiesa venne adornata di pitture. L’artista Musa affrescò il cielo dell’abside: vi raffigurò la Pentecoste. Al centro del dipinto, tra nuvole ed angeli, in alto, è raffigurata la SS.Trinità, con il Padre a destra e il Figlio a sinistra, tra i due un rettangolino bianco con le lettere greche Alfa e Omega, al di sotto una Colomba, lo Spirito Santo. Sempre al centro, ma più in basso, c’è la Vergine in trono, attorniata dagli apostoli. Sul capo della Vergine e degli apostoli vi è la fiamma di fuoco del divino Spirito che, nel giorno di Pentecoste, pervase il collegio apostolico. Sotto il trono della Vergine l’artista ha dipinto il prospetto architettonico della stessa chiesa.

Amedeo Trivisonno, artista campobassano, realizzò nella chiesa cinque dipinti a tempera e ad affresco.

All’interno, sulla parete della porta centrale, in alto, dipinto a tempera c’è il primato di Pietro. Gesù è in piedi su uno scoglio, mentre consegna le chiavi a Pietro che è sulla barca. Sulla stessa parete, al di sotto, il Trivisonno ha dipinto il grandioso miracolo della Moltiplicazione dei pani e dei pesci (m7,50x4,50). Su tutti domina la figura del Cristo che, con le braccia allargate, distribuisce il pane agli apostoli e questi alla folla. Sullo sfondo si vede il lago di Tiberiade con i monti che lo attorniano, in un’atmosfera quasi soffusa di color rosa.

Nella cappella della Madon-na di Pompei, ai lati dell’altare, Trivisonno realizzò nel 1938 due affreschi (m6,20x2,60). In quello di sinistra è ritratta la famosa battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571, tra l’armata cristiana e quella turca. La vittoria cristiana venne attribuita alla Madonna del Rosario. In alto a destra dello stesso affresco si vede il golfo di Lepanto dove si svolge la lotta: sempre in alto la Vergine con il Bambino e il S. Rosario, ai piedi del trono il papa S. Pio V in ginocchio, in atto di ringraziamento alla Vergine per la vittoria ottenuta. Più in basso i quattro comandanti cristiani.

A destra dello stesso altare, l’affresco del Trivisonno raffigura S. Domenico che predica la crociata del S. Rosario.

La cappella del SS. Sacra-mento, a destra di chi entra in chiesa, accoglie il grande affresco (m11x8) dell’ultima Cena realizzato da Trivisonno nel 1933.

Questo affresco è pregevole per l’originalità della composizione e per la concezione cristocentrica. Il dipinto contiene motivi del vecchio e del nuovo testamento.

In basso a sinistra, in primo piano, è raffigurato Melchise-dek, re e sacerdote che offre a Dio pane e vino. Dietro al sacerdote-re, c’è il patriarca Abramo con la moglie Sara e la schiava Agar. In lontananza si scorge un gruppo portatore di anfore, con cammelli. Poco più in alto su uno spuntone di roccia c’è una donna in preghiera. A destra, in basso, troviamo il profeta Mala-chia con ai piedi un agnello, il quale richiama un altro animale, un vitello, ai piedi di Melchise-dek, a sinistra: sono l’immagine degli antichi sacrifici.

Malachia con il piede allontana l’agnello, significando il definitivo tramonto del vecchio sacrificio e con la mano indica il Cristo che sarà la nuova, vera vittima da offrire al Padre.

Al centro del dipinto una lunga tavola attorno alla quale ci sono i dodici con Gesù al centro, il suo volto è triste, ma irradia luce e splendore, mentre Giuda, all’estremo angolo, medita il tradimento.

Al di sopra vi è la figura dello eterno Padre, tra astri, pianeti e due schiere di angeli adoranti il mistero dell’Eucarestia celebrato per la prima volta da Gesù.

Mons. Secondo Bologna, immediato successore di Mons. Romita, non potè fare molto per la cattedrale in quanto il suo brevissimo episcopato si svolse nel duro periodo della seconda guerra mondiale. Riuscì ad estinguere tutti i debiti contratti dal predecessore. Durante l’episcopato di Mons. Carinci, dall’Arcidiacono Cosimo Dell’Omo e dal Parroco della cattedrale don Pasquale Pizzardi fu curato il restauro di tutti i paramenti sacri, furono realizzati impianti e servizi, furono fatti ex novo i pavimenti della sacrestia, della cappella del SS. Sacramento e di S. Giuseppe, il battistero venne arricchito con marmi, fu installato l’impianto audio e di luce. Con lamine di oro zecchino vennero rivestiti il soffitto, il cornicione e la scritta che corre lungo lo stesso.

Nel 1990 mons. Di Filippo commissionò una nuova campana, venne chiamata Myriam, montata sul campanile il 18 giugno del 1992, festa del Corpus Domini, porta la seguente iscrizione: "Myriam - alle porte del terzo millennio - lode a Cristo - speranza delle genti - Giovanni Paolo II Papa - Ettore Maria Di Filippo arcivescovo - Pasquale Pizzardi arciprete - Armando Di Fabio amministratore - A.D. 1991 - Pontificia Fonderia Marinelli Agnone". Negli anni novanta sono stati eseguiti grandi lavori di restauro e fatti nuovi arredi. Committenza dei lavori Mons. Ettore Di Filippo arcivescovo metropolita e don Pasquale Pizzardi parroco della cattedrale; economato: can. don Armando Di Fabio amministratore; consulenza storica: can. don Giuseppe Di Fabio, Progetto e Direzione dei Lavori: arch. Antonio Ialenti e Massimo, Progettista strutturale: ing. Marcellino Cerio.

Dietro l’altare è stato posto un crocifisso ligneo a grandezza d’uomo, opera del maestro Giuseppe Petrucci. Al posto delle sedie vennero messi 54 nuovi banchi di faggio evaporato. Nel 1993 furono fatte le due porte interne in noce su disegno dell’arch. Oriente Elena, con vetri istoriati della bottega Natale De Grandis. Nello stesso anno fu realizzato il maestoso organo, dono del dott. E. Ferro, costruito da Ponziano Bevilacqua da Torre dei Nolfi (AQ). Nel 1994 fu ripulita la facciata in pietra della cattedrale. Vennero realizzate le vetrate dei due altari laterali con vetri istoriati raffiguranti le tre virtù teologali: Fede, speranza e carità.

Il coro ligneo, restaurato, venne posto nella cappella del SS. Sacramento. L’altare basilicale con tutto il baldacchino sovrastante e il presbiterio venne spostato in avanti di tre metri. Tutti i pavimenti del presbiterio, della cappella di S. Giu-seppe e del S. Cuore, sono stati fatti da nuovo con un delicato tipo di marmo di Carrara, detto "Calacatta". Lo stesso marmo venne usato per la zoccolatura laterale. Tutta la chiesa fu ridipinta con colori chiari. Ai lati del presbiterio, in alto, furono realizzati due mosaici, raffiguranti uno l’Incoronazione della Vergine, opera del maestro Giuseppe Petrucci, e l’altro S. Bartolomeo apostolo, opera della Bottega d’arte Domus Dei di Roma. Le tombe dei due vescovi: Romita e Bologna, prima separate, furono riunite nella cappella del S. Cuore. E’ stata realizzata la penitenzeria, l’ufficio parrocchiale, la biblioteca.

La ditta Natale De Grandis di Palata compose e mise in opera 14 composizioni a soggetto sacro in vetri istoriati: in totale sono 18, quattro dei quali erano già stati realizzati da Mons. Alberto Romita. Entrando da sinistra in ordine: la vocazione di Abramo, l’Uscita dall’Egit-to, la Legge, i Misericordiosi, i Puri di cuore, gli Operatori di Pace, i Perseguitati per la Giustizia, S. Agostino, S. Ilario. A destra: la Creazione, la Caduta, la Promessa del Redentore, i Poveri, gli Afflitti, i Miti, gli Assetati di Giustizia, S. Atanasio, S. Nicola.

Per effettuare tutti i lavori sopradescritti la cattedrale fu chiusa al culto dal 1° maggio 1995 e fu riaperta il 15 giugno 1996 da Mons. Ettore Di Filippo con la partecipazione dei presbiteri, religiosi, religiose, seminaristi, autorità e popolo di Dio. Il rito della consacrazione fu un evento ecclesiale che rimane nella memoria e nella storia.

Oggi, dopo i restauri la chiesa cattedrale, chiesa madre di tutte le chiese, appare bella e luminosa.

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