I conventi e le Chiese
[1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] [12] [13] [14] [15] [16] [17] [18] [19] [20] [21]

La chiesa e il Convento di S. Maria della Libera.

Cercemaggiore

Cercemaggiore dista 23 Km da Campobasso e 70 da Isernia. E’ situato a 930 m s.l.m., conta poco più di 4600 abitanti, di cui una buona parte abita le borgate sparse nell’ampia campagna. Provenendo da Isernia è raggiungibile percorrendo la strada statale 17 dell’Appennino abruzzese ed appulo-sannitico: in prossimità del bivio di Sepino si svolta a destra per Cercemag-giore. Provenendo da Campo-basso si prende la deviazione per Cercepiccola o S. Giuliano.

Cercemaggiore (dall’etimo arabo cerce equivalente a roccia, per altri da quercus, quercia maggiore) ha un panorama estesissimo, dai monti del Matese alla Maiella. Parte di una poderosa fortificazione di epoca sannitica del IV-V sec. è ancora visibile sul monte Saraceno. Nell’864 i Saraceni portarono all’abitato morte e distruzione. Il Medioevo vi ha lasciato ampie tracce: la massiccia torre, uno spaccato di abitato. Alle pendici del monte Saraceno sono visibili le cosiddette Grotte delle Fate. Il patrono è S. Vincenzo che viene festeggiato l’11 settembre.

Il ritrovamento della statua lignea nel 1412

La denominazione "S. Maria della Libera" risulta attribuita inizialmente alla statua lignea in atteggiamento orante, rinvenuta dove sorge attualmente la chiesa, nella quale tuttora è custodita e venerata. La statua venne ritrovata racchiusa in un grande recipiente di creta nel 1412 da un contadino del posto, intento ad arare il campo.

L’episodio del ritrovamento è riportato in un manoscritto conservato nell’archivio del convento redatto nel 1719. L’anno, in particolare, è attestato anche da un’iscrizione che si riesce ancora a leggere, sia pure solo parzialmente, sull’architrave che sormonta la porta maggiore della chiesa. L’epoca del ritrovamento è confermata, inoltre, da una lettera con la quale due anni dopo, il 12 luglio 1414, una commissione di abitanti di Cercemaggiore, formata dall’arciprete e da alcuni rappresentanti del popolo, chiese all’Arcivescovo di Benevento, Donato I d’Aquino, l’autorizzazione per costruire, sul posto dove era avvenuto "il ritrovamento della gloriosa statuetta della Libera, nascosta dalla pietà dei fedeli per evitare la distruzione dai feroci e terribili iconoclasti", una "cappella e un convitto".

La statua sarebbe stata sotterrata per sottrarla alla furia degli "iconoclasti". L’imperatore Leone Isaurico ordinò di distruggere ogni immagine e statua della Vergine e dei santi.

L’attributo "della Libera", dato alla Vergine, non è esclusivo di Cercemaggiore. Anche città come Benevento e Campobasso, dove tuttora è aperta al culto la chiesa che prende nome da un’antichissima statua simile a quella di Cercemaggiore, hanno venerato o venerano la Madonna della Libera. Tale titolo pare sia stato dato la prima volta all’epoca del dominio longobardo su Benevento e precisamente nel 663, anno in cui i beneventani, incoraggiati dal longobardo S. Barbato, già parroco di Mor-cone e in seguito vescovo di Benevento, resistettero vittoriosamente all’assedio posto alle sue mura dall’imperatore bizantino Costante II. La cosa venne attribuita alla Vergine, che ebbe così, da allora in poi, anche il titolo di Liberatrice o della Libera. Il culto alla Madonna della Libera si sarebbe propagato rapidamente in tutta l’area longobarda del Mezzogiorno. A Casacalenda (CB) vi è il santuario della Madonna della Difesa, della Vergine che difende e libera.

Il due luglio si celebra la festa di S. Maria della Libera e Cercemaggiore viene "invasa" da pellegrini provenienti dal beneventano, casertano, dalla Puglia e dal Molise. La statua della Madonna viene rivestita degli ori, ex voto dei fedeli.

[1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] [12] [13] [14] [15] [16] [17] [18] [19] [20] [21]