I Luoghi di S.Pietro Celestino
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Faifoli — Montagano (CB)

Faifoli è una località che si trova a circa quattro chilometri dal comune di Montagano (CB). E’ situata a 594 m. di quota sulla strada a tornanti che collega Montagano alla Fondovalle del Biferno.

Secondo autorevoli studiosi qui sorgeva il centro sannitico di Fagifulae, divenuto poi municipio romano assegnato alla tribù Voltinia. In epoca medioevale, nell’area, si installò una comunità benedettina. Le notizie più antiche sulla Badia di S. Maria di Faifula risalgono al 1134. Essa ebbe l’onore di accogliere tra le sue povere mura, in due occasioni diverse, fra Pietro Angelerio. Dopo avervi indossato, ancora giovanissimo, l’abito benedettino, pronunziando i sacri voti, Pietro Angelerio tornò a Faifoli da abate di quel monastero nel 1276, allorchè venne chiamato dall’arcivescovo di Benevento Capoferro, affinchè recuperasse la proprietà dell’abbazia e ristabilisse buoni rapporti di vicinato con il feudatario di Montagano, Simone Santangelo, che aveva scatenato una feroce persecuzione contro il monastero. Pietro Angelerio chiese l’intervento del re Carlo I d’Angiò e questi con una lettera del 27 settembre 1278 ordinò al Giustiziere di Terra del Lavoro e di Molise di impedire i soprusi del feudatario di Montagano. Dal momento però che costui non si fermò, l’abate dispose che i suoi monaci abbandonassero Faifoli e si rifugiassero nel monastero di San Giovanni in Piano, presso Apricena (FG).

C’è una singolare corrispondenza tra la vita di Pietro Celestino e il destino di Faifoli. Con la rinunzia di Celestino V al trono pontificio iniziò anche la decadenza di questo monastero, che venne infine abbandonato alla fine del XIII secolo. La chiesa tuttavia continuò ad esistere, e fu oggetto nel 1705 di restauro, voluto dal cardinale Orsini e dedicato alla memoria di Celestino, come ricorda una lapide posta all’interno della chiesa. Nel 1794 divenne di regio patronato.

Dopo il disastroso terremoto del 1805 la chiesa, ormai in rovina, venne acquistata da una famiglia locale di possidenti, che effettuò alcuni interventi di restauro sul fabbricato; questo a causa di rifacimenti, ha modificato il suo aspetto originario. Accanto alla chiesa, sui resti del monastero, la famiglia edificò il proprio villino di campagna. Anche questo edificio oggi è scomparso, poichè per il degrado delle strutture murarie è stato demolito nel 1971; si conserva però l’ampio giardino della villa, noto come giardino Ianigro. Nel 1895 l’arcivescovo di Benevento ripristinò l’antico titolo abbaziale.

Ai resti di età romana, che comprendono alcune lapidi, frammenti di pavimenti, rivestimenti di sepolture, si aggiungono i ruderi degli edifici più recenti.

Nella chiesa Abbaziale di S. Maria si possono ancora individuare alcune caratteristiche romaniche, nonostante le modifiche nel corso del tempo. L’edificio può essere considerato un esempio tipico di architettura religiosa medioevale molisana, il cui elemento di rilievo è rappresentato quasi sempre dal portale. Se nel tempo la facciata ha subito modifiche come l’apertura della lunetta sovrastante l’ingresso, il portale è ancora quello romanico. Si conosce il nome dell’autore del portale, il maestro Buonuomo - 1260.

Nell’interno, che ha una pianta a tre navate, è conservata una bella statua della Madonna, detta dell’ Incoronata. E’ una scultura lignea a grandezza quasi naturale che rappresenta in maniera non convenzionale la Vergine seduta non sul classico trono, ma su un tronco d’albero. Questa iconografia può essere spiegata considerando l’ambiente rurale in cui si trova la chiesa, e il tipo di fedeli che la frequentavano, pastori che percorrevano il braccio di collegamento tra il tratturo Celano-Foggia e la città di Campobasso, che passava vicino a Faifoli (da qui il nome di Madonna dell’Incoronata).

Nella chiesa vi è un quadro del 1705 commissionato dal canonico beneventano e abate commendatario della chiesa di Faifoli, Francesco Antonio Finy in occasione della ricostruzione della chiesa. Al centro vi è la Vergine Maria con il Bambino in braccio. In alto, a destra di chi guarda, S. Pietro Celestino in abito benedettino, ma insieme con il copricapo papale (il camauro), il pastorale a tre croci e, accanto, la tiara cui rinunciò.

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